Sulla soglia. Con Dounia

Capitava spesso di notare, nei corridoi della scuola, una ragazzina sempre sola. Mentre nelle aule del nostro Istituto superiore si rafforzava un originale progetto che utilizzava la musica per avvicinare i giovani e ridurre le discriminazioni e le disuguaglianze, quella presenza silenziosa in corridoio ci lasciava incuriositi, finchè un giorno, Dounia, questo è il suo nome, si fece coraggio e bussò alla porta dicendo che aveva sentito la musica.

Lei aveva 17 anni ed era arrivata quando aveva due mesi dal Marocco con la famiglia. Le era stato rilevato un grave ritardo nella crescita che le creava enormi difficoltà nel parlare e nel camminare.  Dopo una lunga cura ora poteva camminare e parlare, seppur a fatica. Dounia non si era mai allontanata dalla sua famiglia se non per andare a scuola.  Ma ora, in questa nostra scuola, ci raccontava che i compagni la offendevano spesso per la sua nazionalità marocchina e per la sua disabilità.

Soprattutto, ci diceva, si sentiva sola. Grazie alla musica, al dialogo, alla vicinanza creatasi nel laboratorio, piano piano si tessero dei legami sempre più belli tra lei e gli altri studenti.

Arrivò poi il Covid e le scuole chiusero, ma il progetto continuò a distanza.

Suonammo e cantammo davanti a uno schermo e decidemmo di organizzare un evento, “il suono del pensiero”. Dounia volle fortemente parteciparvi e raccontò la sua storia in un video che proponeva diverse canzoni tra cui anche un brano rap contro la discriminazione composto spontaneamente per l’occasione da uno di loro.

Dounia oggi non cammina più da sola nei corridoi dell’Istituto, sorride ai compagni con cui ha legato e che conoscono la sua storia e le vogliono bene.

In realtà non abbiamo fatto nulla di straordinario.

Certo, abbiamo imparato che vale la pena mettersi in ascolto, esplorare linguaggi nuovi e ritmi diversi, a volte anche osare, sulla soglia, proprio come ha fatto Dounia, attratta dalla bellezza di un semplice suono o dalla curiosità per qualcosa di inedito.

Proviamo a stare sulla soglia. Da lì si intravede, si scorge, ci si ferma, ci si conosce e ci si riconosce. 

Morgan, uno dei docenti di Dounia, Valenza (Alessandria)

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