Zia Ele

Lysko e Salif sono arrivati da alcuni anni a Bergamo e appena hanno potuto hanno creato l’Associazione Giovani Gambiani di Bergamo. Entrambi dicono sempre che sia importantissimo mantenere  dei contatti  con le persone del tuo stesso paese quando sei  un migrante. Ho conosciuto Lysko in uno spazio di autogestione in cui si cercava di creare dei momenti informali e conviviali di incontro e di conoscenza tra giovani italiani e migranti del territorio.  Lysko ci ha parlato della sua associazione, di cui è vicepresidente, e nel giro di poco si sono organizzate alcune cene per autofinanziare alcuni progetti dell’associazione.  Ho conosciuto ancora meglio Lysko in una di queste cene in cui i giovani gambiani volevano mettere 30 dadi  Maggi nel loro piatto  tipico che stavano cucinando per tutti e io cercavo di convincerli che era troppo! Ho avuto bruciori di stomaco tutta notte ma la cena è stata un momento molto piacevole in cui ci siamo raccontati molto. Nelle cene successive, grazie a Lysko e Salif (il presidente dell’associazione) ho imparato a cucinare i loro piatti tipici. La prima volta che ho partecipato ad uno dei loro eventi più importanti, la festa dell’indipendenza del Gambia, era due anni fa. Mi hanno chiesto una mano per fare la locandina.  Da allora ci siamo frequentati sempre di più e siamo diventati amici.  Da allora quando c’è bisogno di  loro io li chiamo e quando loro hanno bisogno di me mi chiamano.

Il lato positivo della loro associazione è che sono molto aperti e creano reti continue sul territorio, con l’oratorio, con gli enti locali, con altre associazioni di migranti. Una delle esperienza più significative che abbiamo vissuto insieme due anni fa è stata la  condivisione dell’IFTAR, la rottura del digiuno rituale nel mese dei Ramadan. Lo abbiamo fatto per due volte a settimana durante tutto il mese: cucinavamo insieme e poi portavamo il cibo nello spazio di un grande parco pubblico della città dove noi giovani italiani mangiavamo e bevevamo insieme ai giovani gambiani e insieme a chiunque altro tra i migranti musulmani  avesse bisogno o voglia di fare l’IFTAR insieme. E’ stata una bella fatica, cucinavamo per qualcosa come trenta a volte cinquanta persone ad ogni appuntamento. Il primissimo giorno io sono arrivata  in auto con tutto il cibo pronto, mentre loro avevano già raggiunto il parco, ma avevo qualche minuto di ritardo. A me sembrava già di aver fatto i salti mortali ed ero contenta di essere riuscita  a far tutto, ma loro erano molto amareggiati di questo ritardo. Lì ho davvero  capito il senso del tempo. Percepivo bene l’importanza che aveva per loro quel momento rituale, ma in quel momento ho capito in modo limpido cosa significava che io passassi quel singolare momento con loro.

Non era questione di aiutarli a cucinare e di capire teoricamente l’importanza dell’IFTAR nella loro religione, era molto più importante che io facessi l’IFTAR con loro.  Mi sono sentita coinvolta da loro in un evento che avevamo costruito insieme, per me non era un rito con il significato religioso che aveva per loro, ma era momento di incontro, serio, profondo. Da allora per i giovani gambiani sono diventata  Zia Ele.

E’ stato in quelle occasioni che ho conosciuto meglio anche Salif, il presidente dell’associazione. Era stato molto difficile  organizzare tutto, bisognava  fare la spesa per tempo, cucinare per tempo (io avrei cominciato sempre il prima possibile) ma bisognava ritrovare i tempi di entrambi. I ragazzi ed io avevamo tempi diversi, modi diversi, è stato molto complicato ma abbiamo col tempo provato a rispettare e ritrovare il tempo dell’altro. Oggi dopo due anni siamo ancora molto legati. Lycso, Salif, sono persone su cui posso fare affidamento.

Lycso ha sempre avuto la passione per la cucina e ora sta provando a realizzare il suo sogno. Da qualche mese sta provando ad aprire un’attività per cui cucina a casa sua su richiesta per chiunque e poi porta i cibi africani a domicilio. Ora con il covid tutto si è complicato con le procedure per finalizzare l’avvio e le nuove norme da seguire, ma sembra che l’attività funzioni bene, viste le molte richieste.

Ci auguriamo entrambi che gli affari gli vadano bene e chissà mai che se più avanti le cose andassero davvero per il meglio magari riuscirà anche ad assumermi!

 Elena

Bergamo

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