Gallipoli.Dalla movida al pranzo della Caritas

L’estate del Covid è ormai un ricordo in questo autunno segnato dalla seconda onda della stessa pandemia ma tutti riconoscono che Gallipoli non può certo dire di non aver attratto migliaia di persone da tutta Italia. Nessuno però si accorge dell’esistenza di qualche centinaio di migranti invisibili che lavorano nella ristorazione o lungo le spiagge di questa rinomata località pugliese, come d’altra parte a chi viene  in mente, gustando una fetta di anguria sulla riva del mare, che poco più in là, nelle campagne salentine, ci sono tanti altri giovani braccianti “neri” considerati nuovi  schiavi, le raccolgono per noi? 

Estate a Gallipoli; che movida! Ma per Nduré ben altra è la vita nell’estate 2020, con turni massacranti, come per tanti altri gambiani, ghanesi o senegalesi. Sono “forza lavoro” del turismo che, generalmente in due turni giornalieri,  svolgono la loro attività per 13/14 ore al giorno, specialmente in agosto. Per loro le giornate di riposo non vengono nemmeno contemplate.

Ma c’è un particolare che don Salvatore, che nella sua parrocchia ha aperto il centro Caritas “Agapolis”, ha notato: il giovane Nduré quando finisce il turno di notte si accorge che, dopo aver riposato, ha del tempo disponibile e può rendersi utile agli altri.

Tre altri  migranti che vengono ospitati nel Centro, per i turni non possono essere presenti quando la Caritas passa con il furgone dei pasti. Il servizio è un bel segno di attenzione a queste persone e portando i pasti vicino ai luoghi di lavoro o dove hanno trovato un ricovero di fortuna per la notte. 

Con una cura fraterna delicata e precisa Ndurè si assume il compito di ritirare i tre pasti per i lavoratori ma la qualità del suo gesto la si vede dal fatto che non ritira solo il cibo ma cura e riordinando gli ambienti e innaffiando le piante, rende dignitoso il luogo dove, tutti i giorni, lui e gli altri possono godere nel pomeriggio di un pur breve tempo di pausa e di riposo.

Fajé, Hamed e Mamadou si accorgono presto che c’è qualcuno che non semplicemente fa un piacere per loro ma anche si prende cura che sia dignitoso e piacevole il tempo del mangiare e rifocillarsi insieme.

Nduré si appassiona a questo piccolo rito quotidiano di condivisa ospitalità e senza aspettarsi nulla, seduto anche lui con gli altri sul sagrato di fronte al mare, mentre col cellulare continua ad esercitarsi ai quiz per poter sostenere presto l’esame di patente, scrive anche così,

senza saperlo, una piccola preziosa storia di  amicizia e di genuina fraternità.

Gli ospiti di Gallipoli

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