COMPAGNI DI VIAGGIO. Gli amici di Youlsa

Quando in cooperativa le ore non passano più e l’affiancare i ragazzi si fa pesante per la responsabilità e l’impegno fisico che richiede vivere con persone affette dalla sindrome di Down, Youlsa si concentra e cerca in sé altre energie supplementari che trova sempre per tutti, perché tutti gli vogliono bene e lo apprezzano.

“Quando chiedo ad un ragazzo: sei stanco? E lui mi dice di no, allora non posso essere stanco neanche io e devo andare avanti e lo faccio!”

Lui è uno di quelli che se la vuole giocare tutta e da quando è arrivato a Bologna chiunque lo ha conosciuto ne ha apprezzato la semplicità e la tenacia. Col tempo Youlsa è riuscito ad inserirsi perfettamente in una città che si dice essere un po’ più accogliente di altre, ma io, da bolognese, non so più se è davvero così. Colpisce poi che Youlsa lavori anche in una seconda cooperativa sociale che ospita e accompagna rifugiati come lui. Lì fa l’operatore notturno ed è una presenza rassicurante per chi ancora del tutto sicuro non si sente.

Non è riuscita la pandemia, con le sue enormi restrizioni, a fermare le moltissime relazioni dei diversi ambienti che frequenta. Le persone che hanno una marcia in più non si fermano mai e lui, oggi, è diventato il punto di riferimento per tutta la comunità maliana bolognese e non solo bolognese. E’ il referente di un’associazione, pubblica video sui social, scrive messaggi e con il suo costante impegno cerca di fornire tutte quelle notizie e informazioni che possono servire a chi, come lui, ha camminato nei deserti, subito violenze, attraversato il mare ed è arrivato qui in quella che all’inizio sembra essere la terra promessa ma che invece si rivela essere ancora una frontiera da attraversare.

La quarantena ha ridotto e impoverito solo apparentemente la cura di Youlsa per le persone. Con la mascherina si è inventato sguardi e gesti per mantenere non solo il distanziamento ma soprattutto l’amicizia. Capita a volte che i ragazzi con la sindrome di Down chiedano a Youlsa di raccontare il suo viaggio. Lui con tanta pazienza e saggezza cerca le parole più semplici per farsi capire e non vuole turbare i suoi amici con i ricordi allucinanti della Libia, degli uomini armati e tanta violenza subita. Piuttosto si sofferma a raccontare di come si è caricato addosso anche il peso della responsabilità di un gruppo di amici con cui è partito ed ha attraversato il mare.

Youlsa non vuole colpire col suo racconto, come a volte vede sui social, ma con tenerezza cammina a fianco dei suoi amici e li fa sentire suoi compagni di viaggio nella vita.

Francesco

Libertà era restare, Bologna

(foto di Youlsa con due amici, gennaio 2020, pre-covid)

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