IL TORCHIO

Malik può raccontarti l’inferno dei lager libici perché il suo corpo ne porta i segni indelebili che, se solo si volesse vederne le cicatrici fresche, potrebbero smentire chi festeggia accordi criminali e nuove forniture di armi e denaro dall’Italia alle bande libiche. Come lui anche Boubacar e Boirot, che in quelle carceri si sono incontrati, insieme potrebbero far scorrere a fiumi quell’”olio degli ultimi” che Tonino Bello voleva parlasse come grido e appello degli oppressi.

Ma una volta arrivati in Toscana, i tre amici senegalesi hanno visto ben altri rigagnoli di olio profumato, grondaie inaspettate di umanità da chi, come Carlo, si sente fratello con tutti i figli d’Africa e quella terra ama come Madre di tutti.

Carlo, grande sognatore, ha in mente un progetto: salvaguardare il paesaggio toscano con l’aiuto di chi cerca lavoro e una nuova vita. Piano piano il sogno è diventato  corso di potatura e raccolta olive per salvare i tanti oliveti abbandonati spesso da chi non ce la fa più a seguirli.

Malik, Boubacar e Boirot partecipano al corso e si appassionano diventando i primi “Nuovi custodi del paesaggio toscano“. Sarà questo il nome del progetto. Immaginate voi lo scintillare degli occhi di chi un giorno ha messo in tavola il primo olio solidale frutto di fatica buona di lavoratori dai Paesi più diversi.

L’organizzazione si perfeziona: Raffaello coordina questi contadini del mondo mentre una rete di amici sostiene il progetto diffondendo l’olio. Un corso di cucina viene seguito da tutti e le cene africane permettono di raccogliere i pochi ma necessari fondi.

Boubacar si rivela abilissimo cuoco e le competenze di ognuno si raccolgono come nei grandi teli per le olive, in attesa di una torchiatura piena di attese.

Se nei loro corpi le ferite di una inaudita violenza rimarranno sempre aperte, nei loro cuori si è riaccesa la speranza e nei sorrisi di Malik, Boubacar e Boirot abita ormai una gioia più profonda del torchio della schiavitù.

Alida e Paolo

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