DEMBA. ITALIA COSA FAI? RIPENSACI…

In questi giorni immagino la  sorte delle persone che ho conosciuto in dieci anni di scuola  a migranti; storie che vengono ora scritte con le parole  aggressive del decreto“Sicurezza” che ne condannerà migliaia alla clandestinità  obbligata. Ripenso agli sguardi  incrociati: tesi per il  futuro, insicuri, uno sperare fiducioso nell’impossibile.  La storia di Demba, per esempio.  Era il 2009, ieri… Oggi il nostro Paese dichiara la disuguaglianza per legge, nonostante abbia una grande Costituzione assai precisa sull’uguaglianza e sottoscritto la Carta Universale dei Diritti dell’ Uomo, scritta dopo i crimini contro l’umanità.

Demba, uno studente adulto del corso di italiano, un giorno mi confessa di essere clandestino, è entrato in Italia con un visto turistico che è scaduto. E’ difficile per lui la confidenza, è molto preoccupato. Si fida di me ed io ne sono onorata.

Finito il corso di Italiano ci teniamo in contatto, lui cambia città, solo lavoretti in nero, vive della solidarietà dei compagni. E’ dura, molto dura per lui.2012: ultima sanatoria per legge: è possibile regolarizzare la posizione di clandestino con un lavoro subordinato. Sanatoria utile, mai più riproposta. Per decreto Bossi-Fini.

Il mio studente amico Demba, mi telefona: “Mi aiuti a regolarizzarmi?”  “Si, mi informo,  lo farò” dico. Una corsa  per capire, raccogliere i documenti. La burocrazia è ostica.  Tanti altri italiani hanno risposto così, gesti di giustizia e consapevolezza di essere  umani riconoscendo l’umanità dello “straniero”. Per alcuni italiani c’è stato lucro, vendevano  i contratti agli immigrati,  c’è una logica economica nella disuguaglianza.

Non posso dimenticare i passaggi che hanno visto regolarizzarsi la vita di Demba; il permesso di soggiorno gli ha aperto un futuro dove prima c’era lo sparire,il lavoro in nero, l’impossibilità di un alloggio. Demba è  stato in grado di trovare un altro lavoro,  di  vivere anche se per un immigrato è difficile oltre il pensabile,  farsi una famiglia. 

Demba  non aveva più l’etichetta “clandestino” che lo incatenava alla sua paura e a quella di chi gli stava vicino, alla mercè dell’inuguaglianza, della libertà negata, e se non si è forti spiritualmente,dell’ illegalità. Come succederà a chi non rientra nelle categorie ristrette previste oggi dal decreto “Sicurezza” per avere un permesso di soggiorno.

Amico Demba, persona come me. Entrambi abbiamo segnato le nostre vite e le nostre anime si sono riempite di una rara fiducia. Grazie Demba per l’umanità  che è emersa in me riconoscendoti.

Teresa

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