RUDOLF: I COLORI DELLA VITA

Rudolf è un ragazzo come tanti altri. Ha 22, 23, massimo 25 anni. E’ arrivato in Italia dalla Nigeria, dopo un viaggio durato 11 mesi e costato circa 4000 euro: ce lo racconta un giovedi pomeriggio, quando assieme ad altri 8 ragazzi viene a trovarci presso il nostro Centro di Aggregazione Giovanile per ragazzi. Da qualche mese fa parte di un progetto Sprar a Recanati; così lo incontriamo al Centro Culturale Fonti San Lorenzo per un pomeriggio da passare insieme ai nostri adolescenti: prima si gioca a “Esodo”, un’attività di simulazione che fa vivere ai nostri ragazzi il viaggio del migrante africano, dall’Africa subsahariana all’Italia, fatto di scelte e casualità, soldi da gestire e rischi da correre; dopo, giocheremo a cricket, con insegnanti pakistani d’eccellenza.

Ma non è questa la storia che voglio raccontare: Rudolf, come gli altri, sarebbe rimasto una meteora di un simpatico pomeriggio dedicato all’ascolto e alla sensibilità. Invece, proprio in quel contesto Rudolf scopre che alcune ragazze del Centro Culturale stanno lavorando alla realizzazione di una fanzine, una rivista indipendente, sul tema della migrazione: “Persone”, questo è il nome che Maria, Isabel e Marta le hanno dato.

E’ così che Rudolf, col suo italiano deciso quanto imperfetto, decide di scrivere una storia: sarebbe stato il suo personale contributo alla fanzine. Lo fa, ma non ce lo dice: si presenta con due fogli scritti di suo pugno direttamente al Centro Culturale, una calda mattina, durante il centro estivo per bambini.

Ci avvicina, ci spiega che parlare dei colori è per lui un modo per parlare di diversità: ma l’italiano non è perfetto. Che si fa? Sono tre bambine che si offrono di rileggere la sua storia, inventandosi un “laboratorio di scrittura” durante il quale correggere il testo, migliorarlo. 8, 7 e 7 anni. Insieme non facevano l’età di Rudolf. Ma è stato un momento straordinario, di contaminazione incredibile.

Diverse volontà che si incontravano su un terreno nuovo, inedito: la lingua che diventava metafora di un dialogo non solo culturale, ma generazionale.

 Momenti piccoli dal valore inestimabile. E quanto ne abbiamo bisogno.

E quel racconto si trova oggi diffuso su migliaia di copie nella fanzine “Persone”.

Stefano

 

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